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SILUAN

Per grazia di Dio, Vescovo della Eletta da Dio Diocesi Ortodossa Romena d'Italia,

Al Piissimo Ordine Monastico,

Al Reverendissimo Clero, e tutti coloro che ascoltano o leggono questa Lettera Pastorale,

Grazia a voi, pace e gioia da Cristo il Risorto dai morti,

E da noi, paterna benedizione, assieme all’antichissimo saluto:

CRISTO È RISORTO!

Tutto ciò che il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo ha compiuto, dalla Sua concezione e dalla Sua venuta nel mondo, “nella pienezza del tempo” (cfr. Galati 4:4), e fino alla Sua Passione volontaria, alla Sua morte e Resurrezione, costituisce la manifestazione del Suo amore per l’Uomo creato a Sua immagine, tramite la piena appropriazione, per amore, da parte del Figlio del Dio eterno, di tutto ciò che è umano, “tranne il peccato” (Ebrei 4:15), insieme a tutte le conseguenze della perdita del Paradiso da parte di Adamo a causa della violazione del comandamento di Dio. Tutto ciò che il Signore ha fatto per noi e per la nostra salvezza è contenuto nell’ “economia della salvezza”, cioè nella Sua cura – come un buon custode dei beni di una famiglia – per il bene e per la felicità eterna del genere umano, cioè dell'Uomo.

Il Signore non solo ha adempiuto a tutto ciò che è necessario per la restaurazione e il rinnovamento dell’uomo, ma rimane con noi, come ha promesso – “spirito e vita” (cfr. Giovanni 6:63), Corpo e Sangue – “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28:20). Questo rende possibile per ogni persona che vuole rispondere all’amore di Dio per Lui di poterlo fare. Il Cristo Salvatore non è presente nella vita dell’uomo solo come semplice spettatore, ma è attivo e opera, per la Sua grazia, in ogni cuore che si apre a Lui e che vuole riceverlo.

Il Signore non solo Si è appropriato di tutto ciò dell’Uomo tranne il peccato, ma vuole anche condividere tutto il Suo con Umanità intera, con ciascuno degli esseri umani, e farlo in modo onnicomprensivo. E la dimensione onnicomprensiva della Sua economia salvifica e di tutto ciò che Cristo vuole condividere con noi è un dono inestimabile, spesso ignorato o dimenticato, che la Sua morte e resurrezione ci portano davanti.

Iddio-Uomo, Gesù Cristo, ha assunto, attraverso  la Sua umanizzazione, l’intera Umanità (Gr. anthropos) – dal primo Adamo a noi, così come da noi fino all’ultimo uomo che nascerà, prima della Sua gloriosa venuta – per divinizzarla. E proprio come Egli porta tutta la Divinità e tutta l'umanità, così ogni ipostasi (persona) umana, creata a Sua immagine, porta dentro di Sé tutta l’umanità, cioè l’intero Uomo. Questo significa che, in ciascuno di noi, è salvata o può andare persa – così non sia! – l’intera umanità. Ciò significa che, proprio come il Signore “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Timoteo 2:4), sarebbe naturale per noi desiderare lo stesso per tutti gli uomini.

Una delle conseguenze più gravi della caduta del primo Adamo è proprio la perdita della visione onnicomprensiva di sé stesso e della creazione, che Dio gli ha concesso insieme alla Sua Immagine. La caduta spinse Adamo a ripiegarsi verso sé stesso, con egoismo e pusillanimità, senza assumere né il proprio peccato né quello di Eva, senza assumere le conseguenze che la sua caduta ha su tutte le creature a lui affidate e su tutta la creazione – “sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi” (Romani 8:22). È il Nuovo Adamo che ci riscopre la dimensione onnicomprensiva dell’amore di Dio per l’uomo e per tutta la creazione. Ecco perché le conseguenze della Sua umanizzazione, della Sua morte e risurrezione, riguardano l’intero Uomo e tutta la creazione – “l’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione (Gr. apokalypsis) dei figli di Dio” (Romani 8:19). La domanda, quindi, è: come possiamo riscoprire questa prospettiva onnicomprensiva?

Tramite la grazia del Battesimo, l’unzione con il Santo Crisma, e la continua comunione con il Corpo e il Sangue del Nuovo Adamo, ogni cristiano diventa partecipante della nuova vita, in Gesù Cristo morto e risorto, e riceve il rinnovamento della sua natura. D’ora in poi, egli è guidato dalla Grazia – perché “la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo (Giovanni 1:17).

In quanto cresciamo nella coscienza cristiana, scopriamo che non apparteniamo a noi stessi, che il nostro corpo è tempio (Gr. naos) dello Spirito Santo, che è in noi (cfr. 1 Corinzi 6:19); che siamo chiamati ad avere il pensiero (Gr. nous - la mente) di Cristo (cfr. 1 Corinzi 2:16); che “siamo il Corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, separatamente” (1 Corinzi 12:27), che “siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri” (Romani 12:5); che, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1 Corinzi 12:26); che siamo “figli della luce e figli del giorno” (1 Tessalonicesi 5:5); che siamo figli di Dio, poiché figli della Resurrezione (cfr. Luca 20:36). Essendo consapevoli di tutto ciò, è bene seguire l'esortazione del Santo Apostolo Paolo e sforzarsi affinché “tutta la nostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tessalonicesi 5:23).

Questa è la prospettiva della vita in Cristo, che coltivando, fino all’ultimo respiro, ci affranchiamo dall’egoismo e dall’egocentrismo e ci rivolgiamo con amore al Signore e al prossimo. Ma non solo. Simile al Signore, ci rivolgiamo, con amore compassionevole e con l’augurio di salvezza, verso l'Uomo Intero. In questo modo, la nostra visione ristretta e egocentrica della vita e della felicità riacquista la dimensione onnicomprensiva alla quale Cristo Salvatore vuole rendere partecipe “ogni uomo” (cfr. Giovanni 1:9).

Se ci appropriamo della visione onnicomprensiva che ci viene concessa attraverso la vita sacramentale continuata in Cristo morto e risorto, scopriamo in modo più completo chi siamo, in che modo è normale relazionarsi gli uni agli altri e come siamo “connessi” al Suo Corpo – la Sua Chiesa onnicomprensiva (katholiken – cattolica) che ha la vocazione di abbracciare, in modo temporale (sempre),  spaziale (ovunque) e comunitario, tutti coloro che professano la fede in Lui, come insegna San Vincenzo di Lerin (Commonitorium 2:5). Da questa prospettiva, noi che celebriamo oggi la Resurrezione del Signore gioiamo con Adamo ed Eva, nostri progenitori (e dell’intera razza umana), contemplando la loro liberazione dai vincoli dell’inferno e, insieme a loro, con tutti coloro che sono morti nella fede, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano (cfr. Ebrei 11:13).

Condividiamo la nostra gioia anche con tutti i nostri antenati che si sono addormentati nella speranza della resurrezione, con i nostri avi e, allo stesso tempo, la condividiamo anche con tutti i nostri contemporanei che, in gran parte, non conoscono il loro Creatore né il Suo grande amore per loro, rivelato al mondo attraverso il Suo amato Figlio. Proprio come Egli ama e illumina “ogni uomo” (cfr. Giovanni 1:9), così il cristiano amante di Dio ama suo fratello (cfr. 1 Giovanni 4:21) e ama, soprattutto, tutti coloro che il Signore considera i suoi fratelli minori: gli affamati e assetati, i nudi o gli stranieri, i malati o i prigionieri (cfr. Matteo 25, 35-40). Il cristiano non ama “a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1 Giovanni 3:18). E, “se ci amiamo gli uni agli altri, Dio rimane in noi, e il suo amore è perfetto in noi” (1 Giovanni 4:12).

Ricordando, in questo giorno luminoso della Resurrezione, tutto ciò che è stato fatto per noi e per tutto il mondo dal Filantropo Dio – la Sua manifestazione in carne, la Sua Passione e la Sua morte volontaria, la Sua Ascensione al cielo e la Sua seconda e gloriosa venuta – lodiamolo, benediciamolo e ringraziamolo per tutto e per tutti. A Lui è dovuta tutta la gloria, l'onore, il ringraziamento e l’adorazione, come anche al Padre e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

CRISTO È RISORTO!

Nell’abbraccio paterno in Cristo il Risorto e l’Apostolica Benedizione su ciascuno di voi, vi auguro ogni bene per la salvezza,

†Vescovo Siluan

 Della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.

Dalla nostra Residenza episcopale della benedetta città di Roma, nella luminosa Solennità della Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo, il 12 aprile, anno della redenzione 2026.