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Lettera Pastorale nella Gloriosa e Luminosa Solennità della Resurrezione del Signore dell’Anno della Redenzione 2024

ATTRAVERSO LA CONVERSIONE E LA COMPASSIONE, ALLA RISURREZIONE E ALLA GUARIGIONE

  pastorala siluan it

† SILUAN

Per grazia di Dio, Vescovo della Eletta da Dio Diocesi Ortodossa Romena d'Italia,

Al Piissimo Ordine Monastico,

Al Reverendissimo Clero, e a Tutti coloro che ascoltano o leggono questa Lettera Pastorale,

Grazia a voi, pace e gioia da Cristo il Risorto dai morti,

E da noi, paterna benedizione, assieme all’antichissimo saluto:

CRISTO È RISORTO!

 

La prima volta, quando l’annuncio della parola di Dio, su Gesù e sulla Risurrezione (At 17,18), apparve ai saggi e agli stranieri che abitavano nella città di Atene – i quali “non avevano passatempo più gradito che parlare o ascoltare le ultime novità” (At 17,21) – essi condussero l'apostolo Paolo all'Areopago, considerandolo come un semplice “seminatore di parole”, come ci dice il libro degli Atti (At 17,18). E quando l'Apostolo cominciò a parlare loro della Risurrezione del Signore, “alcuni lo deridevano, altri dicevano: Su questo ti sentiremo un'altra volta” (At 17,32).

L'annuncio della Risurrezione del Signore -che per ogni cristiano dovrebbe essere un’occasione di grande gioia, di consolazione e di speranza- è finito per essere considerato, ancor oggi, anche da alcuni cristiani, come una semplice “storia” a cui solo i bambini piccoli e l’“uomo semplice” credono ancora... Ciononostante, quella parola dell'Apostolo già rivolta agli Ateniesi risuona potentemente ancor oggi. Ascoltiamola anche noi e vediamo quanto è attuale e utile:

«…Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mani d'uomo, e non è servito dalle mani di uomini come se avesse bisogno di qualcosa, essendo lui che dà a tutti la vita, il fiato e ogni cosa; or egli ha tratto da uno solo tutte le stirpi degli uomini, perché abitassero sopra tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche prestabilite e i confini della loro abitazione, affinché cercassero il Signore, se mai riuscissero a trovarlo come a tastoni, benché egli non sia lontano da ognuno di noiPoiché in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come persino alcuni dei vostri poeti hanno detto: "Poiché siamo anche sua progenie". Essendo dunque noi progenie di Dio, non dobbiamo stimare che la deità sia simile all'oro o all'argento o alla pietra o alla scultura d'arte e d'invenzione umana.  Ma ora, passando sopra ai tempi dell'ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano. Poiché egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di quell'uomo che egli ha stabilito; e ne ha dato prova a tutti, risuscitandolo dai morti». (At 17, 24-31).

Ascoltando queste parole piene di verità e di speranza, comprendiamo meglio perché, sia la predicazione del Santo Profeta Giovanni Battista che quella dello stesso Cristo Salvatore iniziano con le parole: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3, 2). Ma comprendiamo anche il fatto che la conversione è proclamata a “tutti gli uomini in ogni luogo” (cf. At 17,30), perché il nostro Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Timoteo 2:4) e “ha stabilito la conversione in vista della salvezza”, come ascoltiamo nella preghiera del Trisaghion durante la Liturgia (messa). E sentiamo anche, durante la funzione per i defunti, cantare: “La Schiera dei Santi ha trovato la fonte della vita e la porta del cielo. Fa’ che anch’io scopra la via, attraverso la conversione: io sono la pecora smarrita; chiamami, o Salvatore, e salvami”.

Ci si può chiedere perché si parli di conversione in questo giorno di festa luminoso e gioioso, dal momento che San Giovanni Crisostomo ci dice: ”Nessuno si lamenti per le cadute, perché dal sepolcro è sorto il perdono”. Sentiamo anche cantare: “per mezzo della Croce, la gioia è venuta in tutto il mondo”, attraverso la passione e la morte dell'Agnello giusto e senza peccato, ma anche che Egli “si pente (si affligge) per le nostre malvagità”, come ci dicono sia la preghiera di Manasse alla Grande Compieta, che il Vangelo quinto del rito del Sacramento della Santa Unzione.

Se il “battesimo di conversione” (cfr Mc 1,4; Lc 3,3) ha preparato coloro che lo hanno ricevuto ad accogliere e riconoscere il Cristo (l’Unto) di Dio e Salvatore, e  i frutti della conversione (cfr Mt 3,8; Lc 3,8) hanno raddrizzato il re Manasse sia fisicamente che spiritualmente (della cui conversione sentiamo parlare in ogni preghiera prima della confessione e ne parla anche il secondo libro Paralipomena (2 Cronache) , nel capitolo 33,1:20), allora possiamo concludere che la mancanza di conversione è la ragione principale per cui oggi non si gusta né la grazia rinnovatrice che scorre sul mondo intero né la gioia della risurrezione.

Proprio come l’inquinamento corrompe sempre di più l’acqua, l'aria e la terra, portando sempre più persone alla malattia e alla sofferenza, a volte anche dall'infanzia, così la moltiplicazione del peccato nel mondo porta sempre più le persone alla malattia e alla sofferenza spirituale. E proprio come la riduzione dell’inquinamento e l’aumento dell’apporto di ossigeno sono essenziali per la sopravvivenza della terra e dei suoi abitanti, così diminuire il peccato e aumentare l’apporto di “ossigeno” all’anima sono essenziali per la guarigione di essa stessa e la salvezza di tutta l'umanità.

Se la conversione è indispensabile per diminuire il peccato, allora, per aumentare l’apporto di “ossigeno” e far operare nell’anima la grazia di Dio, è necessario compiere il bene e, soprattutto, il comandamento dell'amore per Dio e per il prossimo, al quale «si attengono tutta la Legge e i Profeti» (cfr Mt 22,40). L'amore per Dio si realizza osservando i suoi comandamenti (cfr Gv 14,21), e l'amore per il prossimo si realizza oggi soprattutto attraverso tutto ciò che gli porta conforto nella sofferenza, pace, gioia, fiducia e coraggio. Le opere dell’amore cristiano sono riassunte, in modo molto chiaro e pratico, nel Vangelo del Giudizio Universale, che viene letto due domeniche prima dell'inizio della Quaresima. In questo vangelo, il Signore ci parla così:

Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (…). In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25, 35:36; 40).

Qualsiasi pensiero o gesto di aiuto o di benevolenza verso colui che è sofferente, inteso a portargli anche solo un po’ di conforto, è gradito al Signore. Questa è, infatti, la compassione che il Signore e i Suoi Santi ci hanno mostrato e ci mostrano sempre, di cui per prima a farlo è la Santissima Deìpara. Così, proprio all’inizio della sua predicazione, in occasione della sua prima lettura nella sinagoga di Nazaret, il Signore sceglie il testo dal libro del profeta Isaia, che dice:

Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18:19).

Una delle letture del Sabato Santo, anch’essa tratta dal Santo Profeta Isaia, descrive in modo esauriente come il Signore soffre con noi e si affligge delle nostre malvagità:

Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure, egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, venne strappato dalla terra dei viventi, per i peccati del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà sé stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato sé stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori” (Is 53, 3:12).

Attraverso la sua umanizzazione, il Figlio del Dio vivente Si appropria di tutte le conseguenze della caduta del primo Adamo (eccetto il peccato), compresa la deturpazione che esse portano alla sua immagine, ma misteriosamente e meravigliosamente le trasforma, attraverso la sofferenza e la morte, dando vita a un Nuovo Adamo, in cui tutto ciò che era corrotto è restaurato, tutto ciò che era malato è guarito, ponendo così le basi per un nuovo modo di vivere, in un rapporto d’amore con il Dio Filantropo.

In questo senso, il Santo Apostolo Paolo ci dice: “Come, dunque, per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rom 5, 18:19).

Con la sua morte e risurrezione, il nostro Salvatore apre – a noi e all'intero genere umano – una nuova prospettiva di vita e di essere. E come il Signore, scendendo agli inferi, fa uscire di là Adamo ed Eva, come si vede nell’icona della Risurrezione, così stende la sua mano onnipotente per far uscire, dall’inferno della sofferenza e delle molteplici dipendenze e ansie, anche l’uomo che vive nel mondo di oggi.

Ci troviamo quindi di fronte a una scelta: continuare a seguire il vecchio e decaduto Adamo e coltivare, in noi stessi e nella nostra vita, l’opprimente eredità dei peccati e delle passioni dei nostri padri, che porta alla deturpazione e alla morte, oppure seguire il Nuovo Adamo, per fede, per camminare nel rinnovamento della vita (cfr Rm 6:4)), facendo operare in noi la sua grazia, che ci conduce alla trasfigurazione e all’eternità con Lui. Dipende da noi se crediamo di più – come spesso facciamo – alla legge del peccato (Rm 8:2), operando in noi attraverso l’eredità del vecchio Adamo, o alla legge della grazia (cfr Rm 5:17), operando in noi attraverso la grazia e la verità (cfr Gv 8:2).  17) che ci sono donate attraverso il nuovo Adamo – Gesù Cristo morto e risorto.

La via che ci guida secondo la legge della grazia non è facile, non è “una passeggiata”. E questo è dimostrato anche da San Paolo Apostolo, nella lettera ai Romani (capitolo 7), dicendo: “Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti, nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra (21:23). (…) Io dunque, con la mia ragione, servo la legge di Dio, con la mia carne invece la legge del peccato (25)”. Perciò, umanamente, con le proprie forze, non si può vincere la legge del peccato e della caduta dentro di noi, ma «al Signore tutto è possibile» (cfr Mt 19,26), con la sua grazia.

Attraverso la sua umanizzazione, attraverso tutto ciò che ci ha detto e rivelato, e infine attraverso la Sua passione e la Sua morte, il Signore ci ha mostrato la via da seguire, si è fatto “la Via” che ci rende partecipi della “Verità” e della “Vita” (cfr Gv 14,6). E questo non solo teoricamente, verbalmente, ideologicamente..., ma concretamente essendo con noi ogni giorno (cfr Mt 28,20): nutrendoci della sua parola – spirito e vita (cfr Gv 6,63) –, mediante la comunione con il suo Corpo e il suo Sangue – vero cibo e vera bevanda (cfr Gv 6,55) –, tramite l’invocazione del suo Nome – chiunque lo invocherà sarà salvato (cfr Gv 3, 5; 2,21) – attraverso ogni atto d’amore e di compassione verso i suoi “fratelli più piccoli” (cfr Mt 25,40). Tramite la grazia, Cristo restaura e rinnova in ciascuno di noi la natura umana decaduta, diventa la nostra nuova Vita, ci purifica dalle nostre malvagità, attraverso la conversione, e ci insegna a prendere la nostra croce ogni giorno e a seguirLo; ci insegna il perdono, la compassione, l'amore che cura e che salva noi stessi e il nostro prossimo.

Che la grazia risanatrice e rinnovatrice di Cristo Salvatore, risorto dai morti, si riversi abbondantemente su ciascuno di voi e sull’Uomo intero, porti conforto ai cuori e ai corpi schiacciati dalla sofferenza e dissipi ogni ombra di scoraggiamento, di disperazione e di incredulità nelle anime, riempiendo il mondo di pace e di gioia.

CRISTO È RISORTO!

Nell’abbraccio paterno in Cristo il Risorto e l’Apostolica Benedizione su ciascuno di voi, vi auguro ogni bene per la salvezza,

† Vescovo SILUAN

della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

Dalla nostra Residenza episcopio della benedetta città di Roma, nella luminosa Solennità della Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo, il 5 maggio, anno della redenzione 2024.

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