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Lettera Pastorale per la Luminosa Solennità della Nascita del Signore

Anno della salvezza 2016

 

 

 

 

L’Incarnazione di Dio – rinnovamento dela nostra natura

 

 

 

 

 

Amarti figli spirituali,

Oggi, la Luce della conoscenza sorge su tutta la creazione, illuminando ogni uomo che viene nel mondo (Gv 1, 9). Per noi, credenti, essa è la Luce vera (Idem), luce della conoscenza del vero Dio, essa è luce radiosa della Santa Gloria che sera dopo sera cantiamo, luce che, quando entra nel cuore dell’uomo, risplende nelle sue tenebre (Gv 1,5), e che, se la seguiamo, non cammineremo nelle tenebre, ma troveremo la Luce della Vita (Gv 8, 12). Ma questa Luce da Luce che è Dio vero da Dio vero, è lo stesso Cristo Signore, Colui che, per noi, uomini, e per la nostra salvezza, è disceso dal cielo e si è incarnato, dallo Spirito Santo e da Maria Vergine, è si è fatto uomo, come confessiamo nel Credo.

 

Il mondo d’oggi, così come al tempo in cui Cristo Signore nacque, non sa più accogliere e cercare la luce, perché ama le tenebre più della Luce, perché le loro opere sono malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la Luce e non viene alla Luce perché non siano svelate le sue opere (Gv 3. 19-20).  Non ostante ciò, anche nel mondo che oggi si trova nel buio dell’ignoranza del Dio Vero, risplende la medesima luce che illuminò i pastori, la notte, a Betlemme, e la medesima che ha accompagnato i Magi dall’Oriente e li ha condotti, dall’adorazione delle stelle, all’adorazione del Signore, come Sole di giustizia, e per (ri)conoscere che Egli è proprio Colui che Sorge dall’alto, come cantiamo nel tropario della Solennità.

 

Uno dei motivi per cui il mondo in cui viviamo non conosce e riconosce Gesù il nato nella mangiatoia di Betlemme essere il suo Signore e Dio e Redentore e non crede più in Lui, è il medesimo che noi che ci chiamiamo “cristiani” –cioè di Cristo- non sappiamo più davvero cosa porta con se il farsi uomo di Dio, non beneficiando più appieno di ciò che Dio-Uomo, Gesù Cristo, ci comunica con la Sua venuta nel mondo. E, poiché non viviamo la pienezza della grazia (Gv 1, 16) che ha portato Cristo Signore, Egli non prende più “forma” in noi (Gal. 4, 19) di modo che coloro che sono attorno a noi Lo riconoscano in noi, e i nostri sensi non sono più disposte a gustare per dare testimonianza delle bontà divine, essendo attratti dalle bellezze passeggere, terrene. Ciò fa sì che quello che la Santa Scrittura e i Santi Padri chiamano Santa Tradizione  (o magistero) è arrivata ad essere percepita  solo come “tradizioni e abitudini”, che riguardano principalmente cibi e bevande anziché bontà  del Regno di Dio (Pt. 2,  9), e la Legge di Dio è stata sostituita con le nostre  “abitudini”, che a volte non hanno a che fare con il Mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

 

In questo contesto, la Solennità della Nascita del Signore costituisce, ancor di più, un’occasione per una sosta dalla corsa di tutti i giorni e tranquillizzarci un po’, per penetrare più in profondità il Mistero della Salvezza e ricordarci qual è di fatto il contenuto della vera Tradizione, cioè ciò che porta all’uomo e al mondo in generale, l’incarnazione di Dio-Verbo, nel “farsi uomo” di Dio, poiché abbiamo la responsabilità di far nostro il dono del magistero (dato di fede) ricevuto dagli Apostoli, per viverlo e trasmetterlo, a nostra volta, ai nostri figli e testimoniare al mondo del suo Redentore e annunciare ai vicini il Regno di Dio.

 

Il Santo Apostolo ed Evangelista Giovanni il  Oratore-di-Dio, discepolo amato del Signore, sintetizza la Divina manifestazione (rivelazione) che è a fondamento della Tradizione (dottrina/Magistero), nelle seguenti espressioni:  

Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto (contemplato) e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita:

- (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la Vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi);

- quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi, poiché la nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo ( 1Gv 1, 1-3).

 

Nelle parole di San Giovanni Evangelista, si riassume, sintetizzata, concentrata, la pienezza di ciò che l’incarnazione di Dio ci porta in dono. Ma la ricchezza che queste parole contengono può rimanere nascosta alla nostra comprensione. Per questo, vi descriveremo, in breve, i tratti più importanti del rinnovamento che porta l’unione della natura divina con la natura umana nella persona del Figlio di Dio, Gesù Cristo, Colui che è venuto e si è manifestato fino ad essere percepito con i nostri sensi.

 

Prima di tutto, è il Dono del sentire della Parola di Dio. Secondo Santo Apostolo Paolo:  Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,  in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Eb 1, 1-2). Questo significa che, Dio-Verbo, per mezzo del quale tutto è stato fatto (creato), assumendo a Se il corpo umano, ha posto la Sua dimora in noi(Gv. 1,14), cioè tutto ciò che è “interiore” a noi, nel cuore della natura umana, per riportare in noi la coscienza della Sua presenza, in modo da non rapportarci a Lui come qualcosa di “esteriore”, ma come a Qualcuno che ci lega a Lui in modo intimo. E ancora Lui ci fa scoprire la Sua parola come nutrimento destinato a “completare” il nostro pane quotidiano, perché non solo con pane vivrà l’uomo, ma con tutta la parola che esce dalla bocca di Dio (Mt. 4,4). Così, la venuta nella carne di Dio rende partecipi anche noi, come i Suoi Apostoli, della Sua Parola viva ed efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, e penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb.4, 12). Dunque, facciamo attenzione a ciò ogni volta che ascoltiamo o ci „nutriamo” con la parola di Dio.

 

Poi c’è il Dono del vedere il Volto di Dio. Attraverso la Sua incarnazione, rivelandosi così come è (Gv 3, 2), Dio libera il mondo dalsuo eroare che lo ha portato all’idolatria e a farsi volti scolpiti, e da adesso, Lui può essere rappresentato, venerato e pregato, diventando “modello” per tutti coloro che cercano se stessi e che rischiano, molte volte, di “somigliare” a falsi modelli, e così di “sfigurarsi”, invece di trasfigurarsi. Dio prende il nostro  “volto” sfigurato dalle conseguenze dei peccati per restaurare in lui il Suo Volto e per portarlo fino alla somiglianza. IlVoltoo l’Icona di Cristo e di tutti coloro che si sono assomigliati a Lui, ci condivide, in questo modo, il privilegio di vederlo e contemplarlo, quando siamo ancora in questo mondo, Lui che è invisibile,e di prendere confidenza con i volti di coloro che dai secoli sono stati graditi a Lui. Da una recente scoperta scientifica (Università di Parma) di neuroni “specchio” presenti in ognuno di noi, e attraverso i quali l’uomo ha la capacità di “assomigliarsi” con ciò che guarda: Cristo Signore ci propone la Sua Icona e di quanti si sono resi simili a Lui, affinché anche noi diveniamo “icone” Sue fra coloro che ci circondano. Questo sarebbe in sintesi anche il “programma” del Anno Omaggiale 2017, dedicato  alle icone, ai pittori di icone e a coloro che dipingono le chiese, che si propongono come alternativa alla visione eccessiva del televisore, del computer e dei video giochi.

 

Dal momento che l’ audio-video prende giorno dopo giorno sempre più spazio nella nostra vita, Dio-Uomo ci propone, dunque, ascoltare la Sua Parola e vedere/contemplareil Suo Volto/Sua Icona, come „punti di riferimento” della Verità.

 

Un dono essenziale e vitale, che si aggiunge a ciò che è stato detto prima è il Dono di Gustare il Corpo e Sangue del Figlio di Dio. In tempi molto “empirici” in cui viviamo, Cristo Signore, Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16), viene e, per mezzo dell’incarnazione, si fa per noi pane vivo (Gv 6,51), nutrimento di tutto il mondo, vero cibo e vera bevanda (Gv 7, 55), da cui gustiamo e “tocchiamo tutti l’incircoscritto (così come facciamo di fatto noi chierici quando ci comunichiamo). Riguardo questo mistero ci parla anche il troparion della “pre-festa” della Solennità della Nascita del Signore, chiamando Lui divino albero dal quale, mangiando, saremo vivi e non moriremo, come Adamo. Nell’Incarnazione del Figlio Eterno di Dio Padre si compie il pensiero di Dio riguardando la misura della comunione (con Lui) alla quale chiama l’uomo, sin dalla sua creazione. E quello che il vecchio Adamo non ha potuto compiere si realizza nel Cristo-Nuovo Adamo in Cui Dio si unisce all’uomo dando un nuovo di inizio all’esistenza umana aprendo in questo modo la prospettiva a tutti i uomini di buona volontà di “innestarsi “ su questo Nuovo Adamo e di “nutrirsi” dalla Sua “linfa”, come il ramoscello si nutre dalla linfa del albero.

 

Il Nuovo Adamo si rivela di essere il vero Albero della vita,del quale, se qualcuno mangia, questa volta non muore più, come il vecchio Adamo, ma ha vita eterna (Gv. 6, 54). E tutti coloro che, attraverso il Battesimo, siamo diventati rametti di questo Albero, siamo diventati Corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. (Cor. 12, 27). E il Corpo di Cristo, con tutte le sue membra che sono “trapiantate” su di lui, compreso tutti noi battezzati, forma la Chiesa.

 

“Il posto” e “il tempo” in quale noi ci definiamo e viviamo, per eccellenza, l’identità di ramo della Chiesa e la Divina Liturgia. Per questo la Liturgia si chiama anche Il Cielo sulla Terra ho La veranda del Paradiso, perché attraverso la Liturgia, passiamo dal nostro tempo “mortale” nel tempo al di fuori del tempo, nel tempo “eterno” di Dio è ci “raccordiamo con l’udito” alla voce del Signore, e “attraverso la vista”, guardando la Sua Icona, riconquistando proprio quello che l’uomo a perso nel tempo, con la sua caduta: vedere e sentire Dio. A tutto questo si raggiunge il gustare dalla “linfa” che da la vita nuova – il Corpo e il Sangue di Cristo nostro Signore, attraverso quale ci “raccordiamo” alla realtà della presenza, Corpo e Sangue, di Cristo nostro Signore, in mezzo a noi.

Attraverso la Divina Liturgia, diventiamo, dunque, parte del presente continuo (che non ha ne “ieri” ne “domani”), in quale Dio compie nella storia l’opera della salvezza del Uomo, e prendiamo parte a tutte quello che è stato fatto per noi da nostro Signore per la nostra salvezza. In questo modo, attraverso la Liturgia della presente Festa, diventiamo partecipi alla Nascita del Signore a Bethleem, diventando “contemporanei” con quelli che in passato si inchinavano al Bambino Gesù nato nella mangiatoia, portandoli doni, e a tutte generazioni di cristiani che si sono succedute durante i secoli, avendo anche noi, oggi, il privilegio di inchinarci a Lui e di portarli, anche noi, doni, sapendo che ogni volta che facciamo un donoa uno solo di questi Suoi fratelli più piccoli, l'abbiamo fatto a Lui.(Mt. 25, 40).

 

La Liturgia della Festa della Nascita del Signore rinnova, in tutti quelli la viviamo con l’anima purificata dal male, i doni del Battesimo, il dono del “Tramandare” (Trasmettere la fede), moltiplicando in noi la Grazia e aprendo i nostri sensi per sentire e vedere Lui, Cristo, e per comunicarci con il Suo Santo Corpo e Sangue, sempre con più verità, finché arriverà il giorno in cui Lo vedremmo Faccia a faccia. Quindi, rinnoviamo anche noi stessi e apprendiamo con pienezza e in modo personale le promesse del nostro Battesimo, rinunciando a tutta la carta e esca “del nemico” e consentendo alla nostra profonda unione con Cristo e di assomigliare a Lui. Da tutto ciò che e stato detto qui, possiamo concludere che, attraverso l’ascoltare la Parola di Dio e il vedere, in Icona, il Suo Volto Invisibile e di tutti quelli che si sono fatti somigliare a Lui, attraverso la Grazia – i santi, e con il gustare dal Suo Corpo e Sangue, alla Divina Liturgia, riceviamo l’antidoto (greco- farmakon), di tutte le tentazioni che attirano oggi tante anime (televisione, videogiochi, internet) a comunicare, amare e vivere in piano “virtuale”, invece di vivere, amare e comunicare (e comunicarsi) con Dio nostro Signore Sempre Vivo e con il loro prossimo, nella realtà, faccia a faccia.

 

Attraverso tutti questi doni che ci porta la Nascita del Figlio di Dio, la natura umana decadutasi è rinnovata e riceve tutto quello che e necessario per diventare perfetta, con l’unione con Cristo. Oggi, il Cielo scende a noi si si riapre il Paradiso, mettendosi Il Regno di Dio “alla nostra portata, dentro di noi (Lc. 17, 21), per non separarci più da esso. Pertanto, tutti quelli che si sono battezzati nel Nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, sono diventati Chiesa di Dio Vivente (Cor. 6, 16), e il loro corpo diventa Tempio dello Spirito Santo (Cor. 6, 11). Da qui traggono la loro origine e il proprio senso “la dignità” del cristiano e il “valore” inestimabile della Persona Umana, anima e corpo, insieme, doni che occorre onorare e apprezzare, dentro di noi, e negli altri.

 

L’altare di questo Tempio di Dio, che è dentro di noi, e il nostro stesso cuore. Dentro di lui portiamo lode e ringraziamento a Dio, dentro di lui presentiamo a Dio le nostre richieste, i nostri pensieri, i nostri problemi, speranze e aspirazioni, ma anche il nostro pentimento, perché dal cuore escono, cosi come ci dice il Signore, i bruti pensieri, crimini, adulterio, lascivia, furti, false testimonianze, bestemmie (Mt. 15, 19). Attraverso il pentimento, nostro cuore si purifica, per accostarci – a Dio –  con un vero cuore, in piena certezza di fede, avendo i cuori cospersi e netti di mala coscienza, e il corpo lavato d’acqua pura (Eb. 10, 22), guardando, che talora non vi sia in alcun di noi un cuor malvagio d’incredulità, per ritrarvi dall’Iddio vivente (Eb.3, 12). Per questo sollecita pertanto la canzone della Completa (8 °) nella “pre-festa” (21 dicembre), dicendo: Sapendo che la salvezza è in arrivo, con la fonte delle lacrime, con la confessione, lavandoci, avviciniamoci, fedeli, a Cristo Colui che è nato in una grotta.

 

Prendendo in considerazione tutto quello che e stato detto finora, possiamo capire con più chiarezza la ricchezza della Santa nostra Tradizione e possiamo, cosi, preparaci in modo vero per ricevere dentro di noi la Grazia rinnovatrice dell’anima che essa condivide con noi. Quindi, purificandoci anche noi i sensi, giriamoci i cuori verso L’Imperatore della Gloria che si Nasce per noi nella cava di Betleem, mettendo via da noi le preoccupazioni e deponiamo tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia (Eb. 12, 1), perché possiamo diventare liberi da tutta tristezza e preoccupazione che questo mondo gli ha messo sui nostri cuori come un “velo”, cercando di nascondere tutto l’amore e la gioia che il nostro incontro con Dio ha messo, attraverso il battesimo, dentro di noi. Togliamo, quindi, questo “velo” della tristezza e della preoccupazione, perché cosi la gioia di quelli che hanno visto e conosciuto Dio, la gioia della Madre di Dio e del giusto Giuseppe, la gioia dei maggi e dei pastori, ma anche la gioia di tutti Santi che hanno aspettato, hanno cercato e hanno servito tutta la loro vita Dio, diventi anche per noi guida permanente verso il Signore, sapendo che solo i “vissuti” che portano il marchio di nostro Signore Gesù Cristo entreranno nel Regno di Dio. E’ il “marchio” che mette nei nostri cuori la festa di oggi e quello della gioia, perché e stata annunciata una grande gioia (Lc. 2, 10) e quello della pace che cantano gli angeli.

 

 

Che questa gioia e questa pace riempia le vostre anime e la vostra vita e riversi sulle vostre famiglie, per quelli che vi sono vicini come per quanti sono lontani, per i piccoli e i grandi, per i neonati e gli adolescenti, i giovani e gli anziani, i genitori e i nonni, per quanti portano nel grembo e per quanti pregano per avere in dono dei figli, per le vedove e gli orfani, per gli emigranti e i poveri, per quanti sono nel bisogno e per tutti i nostri fratelli che hanno sofferto nel terremoto e chi anno perso il luogo di culto, per i soli e tristi, per i malati e i sofferenti e coloro che li vegliano e li curano, per i perseguitati, per i prigionieri, per i vivi e per i morti, per ogni Uomo e per tutto il mondo confuso e pieno diinimiciziain cui viviamo. A tutti annunciamo che Cristo è nato per ogni uomo che è nel mondo, per l’Adamo intero, tanto per i nostri contemporanei quanto per coloro che sono passati alla vita eterna, per quelli di oggi e per quelli di ieri, e per quanti nei secoli addormentati, per padri e fratelli nostri, madri e sorelle nostre, addormentati qui ed ovunque.

 

Sappia ogni anima cristiana, in questa Solennità della Luce, che il mondo intero ha bisogno ora più che mai della preghiera di ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, ma anche che ci santifichiamo, per la salvezza di tutti! Poiché un pò di lievito fa fermentare tutta la pasta.(Gal. 5, 9).

 

Signore, Tu che sei venuto, con umiltà, e sei nato nella grotta di Betlemme, riversa la pace e la misericordia e la Tua benedizione sul mondo che hai creato, sul Tuo popolo e su tutti i “figli dell’uomo” toccando le anime di tutti con la Tua Grazia portatrice di pacificazione e perdono, di purificazione e di rigenerazione della nostra vita, e chiama tutti alla conoscenza di Te, per la nostra redenzione e la salvezza di tutti. Amen.

 

Augurandovi una solennità piena di gioia e pace, a tutti impartisco la paterna benedizione

 

 

+Vescovo  Siluan

 

Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.

 

 

 

 

Data dalla nostra residenza di Roma, nella Sfolgorante solennità della nascita del Signore, Anno della Redenzione 2016.