Lettera Pastorale nella Gloriosa e Luminosa Solennità
della Resurrezione del Signore dell’anno della Redenzione 2015
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Cristo risorto dai morti – la luce della nostra vita!
† SILUAN
Per grazia di Dio, Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena d'Italia Eletta da Dio,
Al piissimo ordine monastico, al reverendissimo clero
e tutti i fedeli ortodossi che ascoltano o leggono questa Lettera Pastorale,
Grazia a voi, Pace e gioia di Cristo il Risorto dai morti, e da noi,
Apostolica e Paterna benedizione, insieme all’antico saluto:
Cristo è risorto!
Beate le orecchie che ascoltano anche quest’anno l’annuncio della resurrezione del Signore e gli occhi che si rallegrano nel vedere la luce pasquale, poiché è questo che ci rende veri testimoni, in famiglia e nella società, e che adempiono la parola di Cristo Signore, il Risorto dai morti, per la nostra vita e per la nostra fede in Lui, vincitore della morte
Cosa chiama nella notte della Resurrezione migliaia di anime, spesso, non sapendo molto bene in che, specificatamente, in chi credono, e tuttavia li attrae alla „Luce”? Cosa allora smossa le anime a lasciare tutto e a cercare una chiesa dalla quale poter ricevere la luce?!...
Colui che confessiamo nel Credo essere Luce da Luce e Dio vero da Dio vero, che è annunciato nel vangelo di Giovanni essere la Luce vera che illumina ogni uomo[1], è lo stesso che, attraverso la Sua resurrezione, riempie ogni cosa di luce, impressa in ogni „parte recondita” delle creature, che fino all’ultimo respiro conserva almeno un piccolo scintillio della luce del Sacramento del Santo Battesimo.
Oggi, in ogni anima che cerca Dio, anche se di tanto in tanto, scompare l’oscurità e la luce vera comincia a sorgere[2]. Giacche, così come la rete telefonica cerca e trova il telefono anche quando è spento, o ha poca batteria, così la luce di Cristo cerca e trova ogni anima illuminata nel Battesimo, anche quando la luce della fede è fioca o addirittura si è spento, magari conservando una piccola inclinazione al bene... In questo l’apostolo dell’amore, san Giovanni, lasciandoci il criterio di come rimanere nella luce di Cristo, ci raccomanda, con queste parole: Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.[3]
Di conseguenza, il criterio con cui dobbiamo seguire la nostra vita cristiana no è „teoretico” ne „esteriore”, ma „interiore”, cioè la somiglianza con Dio-amore.
La resurrezione di Cristo Signore è un Evento universale, cosmico, che avvolge e rinnova l’intera creazione nel suo insieme e nelle sue particolarità, inondando in tutto l’uomo custode del corpo e abitante del mondo una travolgente ricchezza di Grazia rinnovatrice di vita e dell’intero suo essere, rintracciando in ognuno il figlio dell’uomo che desidera definirsi o divenire figlio del Nuovo Adamo e somigliare così a Cristo Gesù Risorto dai morti. Questo rinnovamento inonda pienamente tutti coloro che hanno amato la Sua manifestazione[4] e che desiderano vivere nella luce e i Suoi comandamenti.
Ma la resurrezione di Cristo Signore non si riduce e non si limita solo a questo, non essendo semplicemente un evento „puntuale” della vita e della Sua opera redentrice, che è accaduta „una volta, come mai”... La resurrezione del Signore significa compimento e ritrovamento del senso della sofferenza e della morte di tutti i figli del vecchio Adamo che hanno anelato al Paradiso perduto e tutti coloro che, rinati e rivestiti in Cristo, nel Battesimo, portano in essi le ferite del peccato dei loro antenati e dei propri limiti e peccati, con la speranza nella liberazione.
Colui la cui resurrezione celebriamo oggi è lo stesso che, per noi uomini e per la nostra salvezza, è disceso dal cielo e si è incarnato dallo spirito Santo e da Maria Vergine e si è fatto uomo, come professiamo nel credo.Colui che è incontenibile ha svuotato Se stesso, assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini e apparendo in forma d’uomo[5]. Ciò significa che in qualunque situazione o stato dovesse trovarsi l’uomo, eccetto il peccato[6], d’ora innanzi questi non è più solo, poiché Dio si è fatto uomo, come lui, per com-patire con lui. E non solo, ogni tappa e momento della vita dell’uomo e le difficoltà che l’esistenza gli pone innanzi, essendo assunte da Gesù Dio-Uomo, ricevono un senso ed una prospettiva che non si limitano ne si fermano alle mere „cose del basso”, ma ricevono, per la Resurrezione, un senso ed una connotazione rinnovatrice e guaritrice dell’anima ed eterne, verso le „cose di su”. Così, l’infanzia, la giovinezza e la maturità non rappresentano solo fasi della vita dell’uomo, ma esse ricevono il senso e la prospettiva di assomigliare a Dio-Uomo che, a Sua volta, è divenuto simile a noi, condividendo tutto di noi.
Ma il Cristo Risorto non ha condiviso solo la vita „esteriore”, quella di tutti i giorni dell’uomo, ma si è umiliato, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce[7]. Per questo, il Figlio di Dio si è reso pienamente Figlio dell’Uomo, assaporando da esso ciò che gli è più pesante da accettare: tradimento, ingiustizia, insulto, paura della morte, sofferenza e morte. Solo così, il Nuovo Adamo poteva prendere su di Se la natura umana nella sua interezza e sollevare il peccato del mondo e le sue conseguenze: sofferenza e morte. Solo in questo modo la sofferenza e la morte hanno potuto acquistare un senso redentivo.
Grande è questo Mistero! Per questo l’apostolo Paolo ci dice: Quindi, miei cari (…), attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati[8].
Con la Sua passione, morte e resurrezione, Cristo Signore si fa Consolazione e Soccorso, Speranza e Perdono, Senso e Fine, per i vivi come per i morti; per i sani e come per i malati; per i piccoli e come per i grandi; per i liberi come per i prigionieri e i perseguitati; per coloro che sono a casa come per coloro che sono dispersi in terre straniere....
Il Figlio di Dio si è fatto uomo ed ha gustato la morte, affinché, attraverso la Sua resurrezione, siamo resi, noi caduti, figli della luce e del giorno[9], capaci di lasciare le cose mondane per crescere in quelle divine, divenendo così figli della resurrezione[10].
I figli della resurrezione non vengono a celebrare la Resurrezione del Signore semplicemente accendendo in fretta una candela, una volta all’anno, ma essi la celebrano ogni Domenica, custodendo, con la preghiera e la comunione con i Santi Misteri, la luce che è accesa nella loro anima sin dal Battesimo, facendo sì che essa cresca con quell’amore che purifica una moltitudine di peccati[11]. Questi diventano nella mano di Dio lievito che fa crescere tutta la pasta[12] che è la famiglia, la parrocchia e tutto l’uomo... Costoro vivono ogni settimana dell’anno come fosse la Grande Settimana di Passione di Cristo Signore: lunedì ricordando l’angelo custode e tutte le Potenze Celesti incorporee; martedì ricordando il Profeta e Precursore del Signore, Giovanni il Battista; digiunando il mercoledì ricordando che il Signore è stato venduto per trenta denari; giovedì ricordando la Cena del Mistero (ultima Cena) e Suoi Santi Apostoli e san Nicola, vescovo; venerdì digiunando per la crocifissione del Signore e la Sua morte in Croce; sabato fermandosi dalla frenetica settimana, nel ricordo del riposo del Signore nel sepolcro, affinché la domenica divenga, ogni volta, veramente il „Giorno del Signore” - Dies Domini e partecipare al Banchetto del Regno, celebrando la Sua resurrezione dalla tomba e il nostro rinnovamento e il rinnovamento di tutta la creazione.
Così facendo, la pesantezza sempre più opprimente della settimana si può alleggerire e il centro di gravità di essa si sposta da „noi e le nostre cose” a „le cose di Dio”, rendendo ogni domenica un Compimento della settimana che è passata ed un Inizio benedetto di una nuova settimana. In questo modo il trascorrere dei giorni, delle settimane e dell’intera nostra vita acquista un senso redentivo, divenendo così tempo di santificazione e di redenzione, un tempo benedetto in cui non è mai sufficiente il tempo per amare Dio e gli uomini e ricevere il loro amore; per chiedere perdono da Dio e dagli uomini e per perdonare; per ringraziare Dio e gli uomini e per pregare per tutti, come per se stessi, nell’attesa del regno dei Cieli e la vita eterna!
Per tutti i benefici e le benedizioni conosciute e sconosciute, evidenti e nascoste, che abbiamo ricevuto e riceviamo abbondantemente su di noi, rendiamo grazie e gloria a Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli!
Cristo è risorto!
Paternamente abbracciando ognuno, dal più piccolo al più grande, compreso anche il “figliol prodigo” ed ogni figlio desideroso e sospirante la “casa” celeste, il vostro pastore desideroso di ogni bene per la salvezza,
† Siluan Vescovo
Della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.
Dato dalla nostra Residenza in Roma,
nella splendente solennità della Resurrezione del Signore, nell’Anno della Salvezza 2015.







